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domenica 22 maggio 2016

Recensione de "Il diavolo in corpo", di Raymond Radiguet

Cari lettori,
approfitto di una piccola pausa dallo studio pre-esami per parlarvi di un libro molto speciale, di cui sono venuta a conoscenza grazie al bellissimo intervento di Elisabetta Rasy per le Strane Coppie, un ciclo di incontri letterari organizzati da Lalineascritta. Scritto dal giovanissimo Raymond Radiguet, morto appena ventenne, e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1923, "Il diavolo in corpo" fu a suo tempo un romanzo scandalo, date le tematiche sconvenienti trattate, ma divenne ben presto un classico della letteratura francese di inizio Novecento. Allora, siete curiosi? Leggete il post.

La trama:

Ambientato ai tempi della prima guerra mondiale, ha per protagonista un ragazzo che diventa l'amante di una giovane donna, Marthe, poco più grande di lui, promessa sposa di un soldato al fronte, Jacques. E' un'iniziazione sentimentale e sessuale febbrile e perturbante, una passione sondata con sguardo penetrante dall'autore, che scandaglia i contraddittori impulsi dell'adolescenza di fronte al sesso e alla responsabilità dell'età adulta. 

La mia recensione:

In una cittadina anonima sulle rive della Marna abita il nostro protagonista e narratore, anch'egli senza nome (sebbene nelle bozze del romanzo si chiamasse Francis), un quindicenne dall'animo ribelle con una forte passione per la letteratura e per l'arte. 
Un giorno di primavera incontra Marthe, figlia di certi amici di famiglia, che lo affascina con la sua natura irruenta e un po' civettuola. Ma la bella diciannovenne è già fidanzata con un altro uomo, un bigotto di nome Jacques di stanza al fronte da parecchi mesi. I due ragazzi instaurano un bel rapporto di amicizia, che per un po' non sembra portare ad altro, poiché il nostro protagonista ha altri pensieri che lo allontanano da Marthe, prima tra tutti la scuola.

A forza di pensare a Marthe, ci pensavo sempre meno. Nella mia mente succedeva quanto capita allo sguardo che vaga sulla tappezzeria di carta della camera. A forza di guardarla, gli occhi non la distinguono più. [...] Se uno stimolo proveniente da fuori mi costringeva a pensare a Marthe meno pigramente, la pensavo senza amore, con la nostalgia che si prova per quello che sarebbe potuto accadere. (Tratto da "Il diavolo in corpo")

Poco dopo il matrimonio, quando il marito parte nuovamente per il fronte, Marthe invita il suo giovane amico a casa per un té. Non ci vuole molto perché entrambi si confessino i reciproci sentimenti, dando inizio alla loro storia d'amore illecita, che sarà tormentata e ricca di ostacoli.
Troppo innamorati, o semplicemente troppo ingenui, per riuscire a tenere nascosto il loro affair, diventano presto oggetto di malevole chiacchiere tra i vicini e gli amici, che prendono ad evitare entrambi per la loro condotta sconveniente. All'inizio è facile ignorare l'isolamento sociale, basta ci sia l'amore, dicono, ma ben presto quello che pareva un sentimento solido e destinato a durare comincia a mostrare delle incrinature nelle fondamenta.

Cominciavo ad apprezzare il sonno casto e libero, il benessere di sapermi solo in un letto dalle lenzuola linde. Per non trascorrere più la notte da Marthe adducevo ragioni di prudenza. Lei ammirava la mia forza di carattere. [...] A letto, accanto a lei, d'improvviso, mi prendeva la voglia di dormire da solo, a casa dei miei; e presentivo quanto la vita in comune mi sarebbe risultata intollerabile. (Tratto da "Il diavolo in corpo")

Nonostante i due amanti si atteggino a persone adulte e indipendenti, essi non sono altro che ragazzini capricciosi e un po' volubili. Gelosia, ripicche e tradimenti sono viste dai due come simboli della loro passione bruciante, che si alimenta del sospetto e della noia che li attanagliano.
Il nostro protagonista pare stufarsi presto di Marthe, eppure allo stesso tempo non riesce a starle lontano, tormentato dal pensiero che un altro possa averla, specialmente quel marito lontano, che ogni tanto fa ritorno a casa e al quale Marthe giura di non essersi concessa mai dall'inizio della loro tresca. Ma sarà davvero questa la verità? 
Dal canto suo, Marthe sembra nutrire una vera e propria ossessione per il suo giovane amante; in ogni suo silenzio vede la fine del suo amore, in ogni sua assenza il tradimento. Ne diventa presto schiava, troppo presa dalla paura di perderlo per vedere il suo egoismo e i suoi capricci.

Non provai mai tanta voglia di baciare Marthe come quando qualche occupazione l'allontanava da me; mai tanta voglia di sfiorarle i capelli, di arruffarglieli, come nel momento in cui lei si pettinava. In barca, mi precipitavo su di lei coprendola di baci finché abbandonava i remi; [...] Lei vi riconosceva i segni di una passione ingovernabile, mentre era soprattutto il malvezzo assillante di infastidire che mi spingeva a comportarmi così. (Tratto da "Il diavolo in corpo)

Lo stile di Radiguet, semplice, lineare e scarno di dialoghi, rispecchia certamente la giovane età dell'autore. Altrettanto semplice è la trama, che non presenta momenti di notevole azione né colpi di scena eclatanti. Tuttavia, il narratore ci trascina con sé, con la sua voce cinica e lontana, un "senno di poi" che racconta le sue passioni di gioventù con più crudezza di quanto richiederebbe una storia d'amore tra due adolescenti.
Il narratore pare consapevole dei tratti infantili e ossessivi della tresca con Marthe e non tenta in alcun modo di giustificarli, pur chiamando spesso in causa la volubilità e i desideri carnali legati all'età. La semplicità della trama, comunque, non mi è affatto dispiaciuta, sebbene in un paio di punti della narrazione ci sia una specie di ripetitività dei temi che ha rallentato un po' la mia lettura: l'infedeltà, il sospetto e il tentennamento amoroso vengono portati all'attenzione del lettore un po' troppe volte, pur contribuendo a trasmettere quel senso di ossessione e pedanteria che fanno parte di entrambi i personaggi coinvolti.
L'immersione del lettore nella tresca è totale, pochissimi sono i cenni al mondo esterno e alla guerra, che viene citata quasi soltanto in riferimento alla lontananza di Jacques. 
Tutto è in funzione della passione e dell'inganno. E gli affetti familiari, che all'inizio del racconto sono descritti quasi come idilliaci, si trasformano ben presto, sotto la lente deformante dell'amore proibito, in attenzioni soffocanti e insensibili, affetti da temere poiché potrebbero portare alla fine di tutto.

In generale, leggere "Il diavolo in corpo" è stata un'esperienza piacevolissima. Radiguet possedeva di certo molto talento e non dubito che, se fosse vissuto più a lungo, avrebbe scritto molti capolavori. Non posso non consigliarvi la lettura di questo romanzo, dai più visto come il prototipo del bestseller erotico-sentimentale, che sa dipingere così bene i tormenti e -è il caso di dirlo- l'indiavolamento causati dal primo amore.

Voto 7
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lunedì 25 aprile 2016

Recensione di "Lisario o il piacere infinito delle donne" di Antonella Cilento

Cari lettori,
ritorno al blog dopo mesi di studio intenso con la recensione di un libro che mi sta molto a cuore. Chi mi segue su Instagram saprà che "Lisario o il piacere infinito delle donne" è stato una parte importantissima della mia tesi di laurea triennale, riguardante la genealogia e il destino del romanzo picaresco. 
Ora che è tutto finito, lo stress per la tesi e per la seduta in generale, mi sento finalmente pronta a condividere la mia analisi del romanzo con voi. Se siete interessati, leggete oltre.

Trama:

Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. 
E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l'incontrollabile ed eversiva energia delle donne. 

La mia recensione:

Sin dalle prime pagine, leggendo le appassionate lettere che Lisario, devotissima, indirizza alla Madonna, non possiamo non provare simpatia per questa vivace ragazzina dalla lingua lunga. 
Lingua che, ahimé, le viene portata via molto presto in seguito a un intervento al gozzo mal riuscito. Perciò Lisario scrive per trovare conforto e per dar voce ai suoi pensieri più profondi, commentando le vicende in uno spazio temporale lontano, quasi assente, dallo svolgimento di esse. 

"La Madre che piange al mio capezzale, il Padre serio, che la rimprovera. Così io provo a parlare per dire: sono viva! Ma non mi esce fiato, non una parola [...]. Sono muta! Sono spenta, sono un Liuto senza Corda. [...] Corro per le mura, scappo, le mani sulla bocca. Che mi hanno fatto!Da oggi solo Lettere a Te, Signora mia Dolcissima. Le nascondo qui, sotto le pietre, nella spiaggia del Castello, dove ora scrivo. Arrivano, mi cercano, che il mare le protegga."(Tratto da "Lisario o il piacere infinito delle donne")

Privata della parola, Lisario non può opporsi alla decisione del padre, che vuole maritarla a un uomo molto più vecchio di lei, "bavoso e gottoso". In collera, decide di dormire, come aveva fatto nei mesi dopo l'intervento, per sfuggire a quell'orribile destino. 
Ella è per molti aspetti una figura femminista: non accetta passivamente il destino che le viene imposto né dalla società homocentrica in cui vive né tanto meno dagli uomini che fanno parte della sua vita. Lisario dorme e si sveglia quando le pare e piace ed è, nei limiti del possibile, padrona del suo avvenire. E infatti sarà soltanto un anno dopo, con l'arrivo di Avicente Iguelmano, che Lisario deciderà di tornare alla vita.
Avicente è un medico spagnolo, un ciarlatano, giunto a Napoli per dare nuova linfa alla sua reputazione. Uomo senza alcun talento in particolare se non quello di vendere capsule di erbe e zucchero quali effetto placebo, vuole la gloria e la fama. Risvegliando Lisario ottiene il successo tanto sperato, ma si accorge presto che il suo carattere debole e la sua mediocrità non sono compatibili con l'animo indomito della moglie, donna per nulla remissiva, che osa procurarsi piacere fisico da sola quando lui non è in grado di soddisfarla. 
L'ossessione per Lisario, ma soprattutto per il corpo femminile, conturbante e misterioso, lo porterà sull'orlo della follia.

"Odiava la moglie perché poteva procurarsi piacere senza di lui e perché lo sbeffeggiava anche in questa pratica. E poi: a chi pensava questa moglie tanto istruita dei fatti della carne mentre si gingillava in sua assenza? A un soldato? A un principe? A un passante? Tutti li odiava, tutti.[...] fu preso da un'ossessione mascherata da virtù professionale, ovvero decise d'applicarsi a una branca della medicina pochissimo esplorata e considerata di nessun conto: la donna." (Tratto da "Lisario o il piacere infinito delle donne")

A questo punto, fanno la loro comparsa diversi personaggi che posso descrivere soltanto come picareschi: furfanti e malfattori, che danno colore alla trama e contribuiscono a renderla più fitta di avvenimenti. Infatti, pur essendo Lisario la protagonista dichiarata della vicenda, la voce narrante segue in terza persona anche le azioni di questi personaggi, picari disonesti, che insieme alla tematica della ricerca del piacere, dell'amore e della follia dominano lo scenario narrativo. 

Lisario accoglie in sé diversi elementi letterari che catapultano il lettore in un universo caotico, fatto di luci e ombre, quale è la Napoli del Seicento
Risuona forte e chiaro l'eco della famosissima raccolta di favole napoletana, "Lo cunto de li cunti", che in Lisario, bella addormentata nel castello di Baia, vede la reincarnazione di Talia, la principessa dormiente di Giovanbattista Basile. 
L'elemento favolistico sfuma al cospetto dei furfanti del romanzo: lontani dai personaggi fiabeschi, essi non compiono azioni malvagie in funzione di una cattiveria innata e fine a se stessa, ma in base alle circostanze in cui la vita stessa li ha barcamenati e fanno ciò che possono per ottenere un minimo di felicità terrena. 
L'interesse dell'autrice Antonella Cilento è dunque per gli aspetti più degradati della realtà e per i personaggi più miseri, creando un'immagine che rimanda ai dipinti cinquecenteschi, con il mondo terreno in basso, cupo e disordinato e ricco di sofferenza e umanità, e il mondo divino in alto, sempre presente ma fermo nel suo punto d'osservazione, un mondo che non entrerà in contatto con l'altro fino all'avvento di Caravaggio.  
I toni usati rimandano invece allo stile picaresco: episodi comici si alternano ad altri tragici o eroici, con un linguaggio spesso crudo e con un ritmo veloce, incalzante, che avvolge il lettore stretto, lasciandolo precipitare nella spirale di eventi insieme ai protagonisti. 
La narrazione è in terza persona e, pur avendo modo di conoscere il punto di vista di Lisario tramite le sue lettere alla Madonna, abbiamo una visione periferica e onnisciente delle vicende. 
Il punto di vista dell'azione è perciò oggettivo e soggettivo insieme, grazie all'adozione di una finta terza persona che permette al lettore di essere interno ed esterno ai pensieri dei personaggi coinvolti. Il giudizio di Lisario sui fatti si unisce a quello dell'opinione pubblica, creando un piacevolissimo contrasto tragicomico che è tipico della letteratura cinquecentesca, e della commedia napoletana in primis. 

"Tonno, quando non minacciava, cosa che faceva in perfetto spagnolo, parlava un cattivo napoletano mescolato di fantasiose inflessioni [...] -E... dottò? Ve pozzo dicere la mia personale scoperta? 'O sesso d'è femmine nun stà mmiez' e cosce, s'o portano ccà- e si era battuto il petto. -So 'e zizze!." (Tratto da "Lisario o il piacere infinito delle donne")

Antonella Cilento con il suo "Lisario" è arrivata finalista al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Boccaccio dello stesso anno; riconoscimenti meritatissimi, aggiungerei.
Lo stile della Cilento è particolare, la trama mai banale o noiosa. Dall'inizio alla fine, il suo romanzo ha saputo catturare la mia attenzione, trovando sempre nuovi modi di tenere vivo il mio interesse. 
Da napoletana, poi, non ho potuto evitare di sentirmi emotivamente coinvolta, legata ad ogni luogo della città, ai colori e al chiacchiericcio della gente che, seppure siano passati secoli dal tempo in cui avviene la vicenda, ancora oggi sono un tratto distintivo della mia bella Napoli.
Dunque, che siate del sud oppure no, vi consiglio caldamente la lettura di "Lisario", per sentirvi più vicini alla storia, alla cultura napoletana, per farvi due risate e per vivere una storia d'amore e di tanto altro diversa dal solito.

Voto: 9
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lunedì 4 gennaio 2016

Recensione de "La meccanica del cuore" di Mathias Malzieu

Care lettrici e cari lettori,
ritorno al blog con la più ferma delle intenzioni: leggere di più, scrivere di più. Soprattutto qui sul blog, che ho a lungo ingiustamente trascurato. Iniziamo il nuovo anno alla grande, con la recensione di un libro molto particolare, di matrice francese, che ha attirato la mia attenzione (lo ammetto) con la sua bellissima copertina, disegnata dall'artista francese Benjamin Lacombe, di cui ammiro tantissimo i lavori.
Copertina a parte, "La meccanica del cuore" ha saputo regalarmi alcune ore piacevoli, tenendomi compagnia in un lungo viaggio in treno che, dopotutto, è risultato gradevole. 
Volete saperne di più di questo romanzo insolito? Leggete il post.

Trama:

Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. E' il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madelaine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. L'amore, innanzitutto. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e il giorno del suo decimo compleanno, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il cuore di Jack come non mai. Ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada. E finalmente due figure delicate, fuori dagli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L'amore è dolce scoperta, ma anche tomento e dolore e Jack lo sperimenterà ben presto.

La mia recensione:

Il primo amore, quello che smuove le viscere, che tiene svegli la notte e fa fare cose folli. E' lui a domare le scene di questo romanzo. Un sentimento puro, magnifico e terrificante, che tiene tutti, e in questo caso il piccolo Jack, sotto scacco.
Il nostro protagonista vive una condizione bizzarra: è nato con il cuore ghiacciato e la levatrice Madelaine, per salvarlo, collega l'organo a un piccolo orologio a cucù che lo mantiene in vita. Cresciuto nella bambagia, al sicuro nella casa in cima alla più alta collina di Edimburgo, con la levatrice a fargli da madre iperprotettiva e un piccolo gruppo di amici altrettanto bizzarri, Jack non conosce l'amore, perlomeno non quello passionale e folle.
Ma ha l'occasione di sperimentarlo il giorno del suo decimo compleanno, quando finalmente Madelaine decide di mostrargli la città. C'è un mondo meraviglioso ai piedi della collina, Jack se ne rende subito conto. Ma tutto diventa superfluo quando i suoi occhi si posano su una giovane cantante andalusa, dalle movenze un po' goffe a causa della miopia, con la voce angelica. 
Bastano pochi attimi e il cuore di Jack freme di passione per la ragazza sconosciuta. Letteralmente. E quando la perde di vista a causa del malfunzionamento del suo cucù, Jack fa di tutto per poterla vedere ancora una volta.


"Il mistero che avvolge la piccola cantante mi rende euforico. Colleziono immagini mentali delle sue lunghe ciglia, delle fossette, del naso perfetto e delle pieghe delle labbra. Cullo il suo ricordo con la stessa cura che riserviamo a un fiore delicato. Le dedico molto tempo.Penso solo a una cosa: ritrovarla. Gustare ancora, prima possibile, quell'indicibile sensazione. [...] Rischio la morte? Forse, ma adesso rischio la vita se non la rivedo, e alla mia età mi sembra molto più grave." (Tratto da "La meccanica del cuore")

Passano parecchi anni prima che il suo sogno diventi realtà. Ma Jack è ostinato e il suo amore fortissimo. Finita la scuola, contro il volere di Madelaine, parte per il Continente alla ricerca della sua amata. Durante il viaggio incontra personaggi piuttosto singolari; di alcuni fa bene a fidarsi, di altri no, ma tutti gli lasciano qualcosa, una frase, una lezione di vita che Jack custodirà attentamente anche dopo aver ritrovato la sua Miss Acacia. Tuttavia, saranno soprattutto gli avvertimenti di sua madre ad ossessionarlo di giorno, quando la bella cantante andalusa è lontana dal suo sguardo e il morso della gelosia gli corrode le viscere.

"Un giorno o l'altro, tutto il piacere e la gioia che l'amore può suscitare si pagano con la sofferenza. E più si ama intensamente e più il dolore sarà moltiplicato. Sperimenterai l'assenza, poi i tormenti della gelosia, dell'incomprensione, infine la sensazione del rifiuto e dell'ingiustizia. Avrai freddo fino nelle ossa e il sangue formerà dei ghiaccioli che sentirai passare sotto la pelle. La meccanica del tuo cuore esploderà." (Tratto da "La meccanica del cuore")

Le atmosfere che accompagnano le avventure di Jack sono fiabesche eppure crude, i colori grigi ma in maniera delicata e d'effetto. La dolcezza con cui i tormenti d'amore sono descritti, e così anche gli elementi grotteschi e surreali, ricordano moltissimo il cinema di Tim Burton. D'altronde, chi è mai riuscito a descrivere l'altra faccia del mondo, le creature deformi, l'amore e le ossessioni, con i toni soffici tipici della fiaba?
Mathias Malzieu ci è riuscito. Certo, il suo romanzo non è perfetto. I salti temporali sono enormi, spesso poco descritti; a volte anche i dialoghi appaiono affrettati o poco credibili. Tutto pare avvolto da una foschia che soltanto sporadicamente ci permette di vedere il centro dell'azione. Sarà che il punto di vista è in prima persona e che, quindi, tutto filtra attraverso gli occhi di Jack. Quali dettagli può mai ricordare un ragazzo innamorato, se non riguardano la donna amata e le notti di passione trascorse con lei? Diciamo che su questo gliela diamo buona.

Ma passiamo a descrivere i nostri due innamorati, tanto dolci nei primi momenti della loro relazione, come si può essere solo quando si è giovani e innamorati.
Jack appare fin da subito una persona intraprendente e determinata, così desideroso di vivere la sua storia con Miss Acacia da risultare un po' ingenuo. La passione descritta nel suo primo incontro con lei, e nel periodo di tormento amoroso successivo, mi è parsa un po' esagerata, a dirla tutta. Un bambino di dieci anni non guarda certo il corpo delle sue coetanee in maniera bramosa e sensuale come invece fa Jack. Forse questo è il dettaglio su cui davvero non posso passare sopra, nonostante io mi renda conto che il libro non è di genere realistico. 
Ma andiamo avanti. Con il passare del tempo, Jack conosce la gelosia e la sua sicurezza inizia a vacillare. L'amore sarà sufficiente a tenerli insieme? Tra gli uomini che occhieggiano la sua amata ballerina c'è chi riuscirà a portargliela via prima o poi? Dubbi fondati, secondo me, dato che la nostra Miss Acacia presenta tratti da civetta
Più di una volta, lo ammetto, ho messo in discussione i suoi sentimenti per Jack; pur dichiarando di amare lui e il suo essere diverso (messaggio che ho apprezzato molto), mi è parsa spesso scostante, bugiarda, il classico tipo che prima flirta con qualcuno e poi, colta sul fatto, accusa il fidanzato di paranoia. Una situazione alla Otello e Desdemona, per intenderci.
Sinceramente, non so dire se questa sua ambiguità nel rapporto sia dovuto proprio al punto di vista soggettivo di Jack. In fondo, lui racconta la storia, lui è geloso, dunque perché non vedere i fatti deformati dalla diffidenza nel suo sguardo?


"Eppure sopra questa felicità semplice e ovvia incombe una nuvola minacciosa. Sono orgoglioso di Miss Acacia come non lo sono mai stato di nessuno. Man mano che il tempo passa però gli sguardi estasiati dei maschi della mia specie mi fanno ingelosire sempre più. Mi rassicuro ripetendomi che senza occhiali, forse, non riesce nemmeno a vedere questa mandria di uomini più belli di me." (Tratto da "La meccanica del cuore)

Nonostante i difetti strutturali già descritti, che vanno intensificandosi nel finale insolitamente affrettato, "La meccanica del cuore" è stata una lettura piacevole, che è riuscita a regalarmi qualche sorriso nostalgico e qualche parola zuccherosa. E' sempre bello indossare gli occhi di un giovane e vedere l'amore per la prima volta. Se cercate un romanzo che vi riporti alla prima cotta, ai primi baci e alle avventure giovanili questo fa al caso vostro.
Il libro, ovviamente, non si limita a questo. E' un romanzo di formazione, che segue Jack dall'infanzia fino all'età adulta, l'età in cui la passione può degenerare in follia e la gelosia significa mancanza di fiducia. Vedrete Jack diventare uomo, lavorare sodo per far funzionare la sua relazione, affrontare ostacoli che parrebbero minacciare l'intesa tra lui e Miss Acacia. E vedrete la sua ingenuità e la sua fiducia corrose dalla gelosia e dall'incertezza. Il mondo degli adulti non potrebbe essere più lontano di così dagli universi fiabeschi, e Jack lo impara molto presto.


Voto: 6 e 1/2

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Cosa ne pensate de "La meccanica del cuore"? Lo leggerete? O l'avete già letto? Lasciate un commento.






lunedì 13 aprile 2015

Recensione di "Lo straordinario mondo di Ava Lavender", di Leslye Walton

Care lettrici e cari lettori, dopo un paio di settimane di riflessione sono finalmente pronta a parlarvi di questo romanzo così speciale e fuori dal comune. "Lo straordinario mondo di Ava Lavender", nato sotto forma di racconto, è frutto della mente della bravissima Leslye Walton, che con questo suo romanzo d'esordio ha conquistato numerosi premi e il cuore di molti lettori. Compreso il mio.

Trama: Ava Lavender è nata con le ali, ma non può volare. Non può nemmeno vivere come le coetanee, perché sua madre la tiene chiusa in casa, al riparo da occhi indiscreti. Ma ha sedici anni e non si rassegna ad essere diversa. 
In cerca di un perché, scava allora nel passato della sua famiglia e scopre il destino infausto delle sue antenate: ognuna segnata da una peculiare stranezza, ognuna condannata a un amore infelice. 
E se fosse proprio l'amore la forza in grado di spezzare quell'antica maledizione? Un amore vero, capace di vedere oltre le apparenze. Per trovarlo, Ava dovrà affrontare il mondo fuori, gli sguardi di chi la crede un mostro o un angelo. Fino alla notte del solstizio d'estate, quando sarà lei a scrivere un nuovo, forse decisivo capitolo nella storia straordinaria della sua famiglia.


La mia recensione:


"Molti mi consideravano l’incarnazione di un mito, la personificazione di una magnifica leggenda, una favola. Alcuni mi giudicavano un mostro, una mutazione. Per mia grande sventura, una volta mi scambiarono per un angelo. Per mia madre ero tutto. Per mio padre, niente di niente. Per mia nonna ero la testimonianza vivente di amori perduti nel tempo. Ma io conoscevo la verità, l’avevo sempre saputa. Ero soltanto una ragazza. "
(Tratto da "Lo straordinario mondo di Ava Lavender") 

Inizia così questo piccolo capolavoro della letteratura contemporanea. Poche e semplici parole sono state più che sufficienti a farmi immergere nell'universo magico e straordinario di Ava Lavender.
Quest'ultima è la nostra narratrice, una sedicenne nata con le ali, vissuta sempre al sicuro tra le quattro mura di casa sua, che desidera capire quale sia l'origine della sua nascita straordinaria, raccontando la vita dei suoi familiari, i loro amori e le loro vicissitudini, fino ad arrivare al suo presente. I primi ad esserci presentati sono i bisnonni, Beauregard Roux e sua moglie, immigrati francesi che speravano di trovare fortuna e ricchezza a New York.

"Beauregard vendette il suo ambulatorio e acquistò sei biglietti di terza classe per il viaggio inaugurale dell'SS France, uno per ogni membro della famiglia, eccezion fatta per la capra, naturalmente. Insegnò ai figli a contare in inglese da uno a dieci e, sull'onda dell'entusiasmo, disse loro che le strade in America erano diverse da qualunque cosa avessero mai visto, non ricoperte di terra battuta come quelle di Trouville-sur-Mer, bensì pavimentate con ciottoli di bronzo.- Oro - lo corresse mia nonna Emilienne. Se l'America era davvero il posto fantastico che sosteneva il padre, di sicuro le strade erano lastricate con qualcosa di meglio del bronzo. 
(Tratto da "Lo straordinario mondo di Ava Lavender")

Il racconto intreccia insieme le vite dei suoi bisnonni a quelle della nonna Emilienne, una donna bellissima e dal carattere deciso, che una serie di dispiaceri e delusioni amorose porta a diventare una figura solitaria e scostante.
Ava narra la sua vita passo passo, giungendo alla nascita di sua madre, Viviane, una donna gioiosa e desiderosa di avventure, che perde i suoi colori e la sua passione per la vita a causa del mal d'amore.
La nostra narratrice arriva finalmente a parlare di sé, della sua nascita straordinaria, del suo fratello gemello, Henry, nato senza ali ma comunque unico nel suo genere, e dei molteplici personaggi le cui vite si sono intrecciate o si intrecceranno alla sua.



"Mi è stato detto che le cose vanno sempre come devono andare: mia nonna si innamorò tre volte prima del suo diciannovesimo compleanno. Mia madre trovò l’amore in un ragazzo del vicinato quando aveva sette anni. E io, io sono nata con le ali, uno scherzo della natura che non ha mai osato aspettarsi niente di grandioso come l’amore. È il nostro fato, il destino a decidere certe cose, giusto? Forse era soltanto una frase che dicevo a me stessa. Altrimenti, che cos’altro restava a un’aberrazione, un’intoccabile, una disadattata come me? Che cosa potevo dirmi quando ero sola di notte e arrivavano le ombre? Come potevo calmare il battito del mio cuore, se non con le parole: - Questo è il mio destino - ? Che cos’altro potevo fare, se non seguire ciecamente il cammino che era stato tracciato per me?"   

(Tratto da "Lo straordinaio mondo di Ava Lavender")

Le vite dei Lavender sono segnate dall'amore, di qualsiasi forma: quello familiare, quello tra amanti e quello tra amici; un amore che non sempre è puro e a lieto fine, ma a volte inganna e ipnotizza e scava nel petto una voragine che è impossibile da colmare. E' un amore che si presenta sotto mentite spoglie o che travolge come un fiume in piena, ma a volte è semplice lussuria travestita da amore, che può ferire e far male più di una spada.
Nel corso della narrazione le diverse sfaccettature di questo sentimento sono descritte con una tale crudezza e realismo da risultare dolorose. Spesso mi sono sentita sopraffatta dall'angoscia dei personaggi, pervasa dalla stessa amara e disillusa consapevolezza che l'amore come quello delle favole non esista.
Eppure, nello straordinario mondo di Ava, l'amore vero, quello che tutti anelano, esiste, anche se non è facile da trovare. Ed è un amore che salva la vita, un amore che dà un senso a tutto, che conforta e incoraggia, è un amore che mette al primo posto l'altro piuttosto che se stesso.

"[Mia madre] si preoccupava che io fossi un'adolescente come tante, dal cuore tenero e dalla personalità fragile. Si preoccupava che fossi più mito e immaginazione che carne e ossa. Si preoccupava dei miei livelli di calcio, dei miei livelli di proteine, persino dei miei livelli di lettura. Si preoccupava di non potermi proteggere dalle tante cose che l'avevano ferita: la perdita, la paura, il dolore e l'amore.
Soprattutto l'amore."


(Tratto da "Lo straordinario mondo di Ava Lavender")

Lo stile narrativo di Leslye Walton è diretto ed efficace, grazie all'uso di metafore vivide e coinvolgenti, che proiettano il lettore in un universo magico eppure realistico. 
Questo romanzo trabocca di sentimenti forti, che rischiano di sopraffare chi vi si immerge con la loro intensità. Ma sanno toccare l'anima e infondere un senso di speranza, nonostante tutto il dolore narrato. 

Mi fermo qui con la recensione perché non voglio rivelare nulla. So che in effetti ho detto pochissimo, ma fidatevi, è meglio così. I personaggi e gli eventi sono così intrecciati tra loro che anche solo rivelarvi qualcosa sarebbe uno spoiler clamoroso.
Vi lascio con il consiglio di leggere questo libro e rileggerlo e rileggerlo, e magari di regalarlo a qualcuno. "Lo straordinario mondo di Ava Lavender" è una favola per adulti, brutale nella sua intensità, ma allo stesso modo dolce e vera, adatta a maschi e femmine, adulti e adolescenti. Leggetelo e non ve ne pentirete.

Voto 9

Promosso


giovedì 5 marzo 2015

Recensione di "Questioni di pratica", di Julie James

Care lettrici e cari lettori, dopo alcune settimane di assenza torno sul blog per una nuova recensione. Il libro in questione è adatto per lo più ad un pubblico femminile, ma questo non significa che non possa interessare ai maschietti. Leggere questo romanzo è stato piacevole e divertente e, soprattutto, un'utile distrazione in un periodo così stressante e pieno di impegni. Se vi interessa saperne di più, leggete la recensione.





Trama:

Payton Kendall e J.D. Jameson sono avvocati dello stesso studio. Femminista convinta, Payton ha lottato per avere successo in una professione dominata dagli uomini. Ricco e presuntuoso, J.D. ha fatto del suo meglio per ignorarla. In pubblico sono inappuntabili. Devono esserlo. Per otto anni si sono tenuti a distanza di sicurezza e si sono tollerati solo per una ragione: riuscire a diventare soci dello studio. Tutto però cambia quando viene chiesto loro di collaborare a un caso importante. Costretti a lavorare gomito a gomito, si scoprono presto invischiati in un’insidiosa attrazione, ma l’offerta a cui più ambiscono verrà fatta a uno solo: la competizione si fa rovente e la battaglia dei sessi ha inizio…


La mia recensione:

In questi mesi ricchi di impegni universitari, esami e feste di laurea, è stato molto difficile dedicare del tempo alla lettura. Sono riuscita a ritagliarmi solo uno spazietto nel weekend, alcune settimane prima di un esame, desiderosa di immergermi in un libro leggero e romantico, che mi facesse ridere e sognare per qualche oretta.

"Questioni di pratica" è risultato perfetto per le mie esigenze. Non troppo lungo né pesante, è riuscito a regalarmi qualche attimo di relax con le sue scene comiche e le sue battute sferzanti.

Come suggerisce il titolo, la storia segue il rapporto burrascoso di due avvocati, Payton e J.D, che lavorano per la stessa azienda da otto anni e che nutrono una reciproca antipatia. 
Entrambi indossano una maschera di cortesia quando sono in presenza d'altri, maschera che cade appena si ritrovano da soli. 
Payton crede che lui sia arrogante e maschilista, J.D la ritiene una femminista polemica e rompipalle e non hanno timore di dirselo quando ne hanno l'occasione.
La cosa più assurda è che entrambi non hanno idea di come sia iniziata questa faida.

- Penso che tu sia un bastardo sessista, borghese e supponente, di quelli che pretendono ancora che la moglie porti il loro cognome. J.D. le afferrò la mano e gliela scostò. - Almeno non sono una feminazi testarda e manipolatrice, convinta che casalinga sia una parolaccia!
 (Tratto da "Questione di pratica")

Tutto cambia quando il loro capo li costringe a lavorare insieme su un caso importante. Il nuovo cliente è un pezzo grosso che non si lascia abbindolare dai soliti trucchetti da avvocato. Durante una cena di lavoro, l'uomo chiede loro di descrivere l'uno i pregi dell'altro, per capire se siano davvero la squadra migliore che si possa avere.
Questa richiesta, per quanto piccola, sconvolgerà completamente il loro rapporto, sarà come una palla di demolizione che darà il primo colpo al muro che li separa.
Payton è costretta ad essere onesta, a mettere da parte i rancori personali per dipingere J.D. al meglio: è un gran lavoratore, uno dei migliori nel suo campo, brillante e intuitivo.
La gentilezza di quelle parole sconvolge profondamente J.D. ed è come se la corazza che si sente obbligato ad indossare non fosse più necessaria. Non gli pesa riconoscere a sua volta i meriti di Payton e si percepisce da subito la nascita di un'intesa nuova.
Nel corso della narrazione, i due dovranno affrontare numerosi ostacoli, derivati soprattutto da molti malintesi e dal loro atteggiamento un po' infantile. Entrambi sembrano aspettarsi sempre il peggio l'uno dall'altro e non esitano a farsi dispetti per primeggiare.
Ma le parole gentili di quella cena li perseguiteranno per tutto il tempo, e a poco a poco impareranno a mettere da parte l'orgoglio e i rancori, a chiedere scusa quando necessario e a lavorare come una vera squadra.

- E' colpa di questo lavoro - Payton stava guardando fuori dalla finestra e, udendo la sua voce, si voltò verso di lui. - Litighiamo con la gente... ecco cosa facciamo. Ideiamo strategie contro gli avversari, cerchiamo di giocare sempre la mano vincente. A volte faccio fatica a staccarmi da tutto ciò - Si girò verso Payton e la guardò dritto negli occhi. - Sono stato molto scortese con te al ristorante. Ti devo delle scuse.  Colta di sorpresa, Payton dapprima non disse nulla. Lui continuava a fissarla senza battere ciglio. Aveva due occhi azzurri davvero fantastici. Payton non sapeva spiegarsi per quale motivo avesse formulato quel pensiero. Annuì. - Okay.                                    J.D. sembrava pronto ad affrontare una reazione ben peggiore. - Okay - disse, e le parve di vederlo sospirare di sollievo. Poi sorrise. Un sorriso sincero. 
(Tratto da "Questione di pratica")

Man mano che si conoscono, diventa sempre più difficile per loro odiarsi. Payton capisce che J.D. non è affatto un figlio di papà, viziato e privilegiato, ma che, anzi, fa di tutto per allontanarsi dalla figura schiacciante del padre, giudice severo e rispettato, per costruirsi una carriera meritata e non ottenuta per nepotismo.
E J.D. si rende conto che Payton è una donna dolce, oltre che forte, cresciuta con una madre dallo spirito rivoluzionario, che le ha insegnato a non fidarsi degli uomini e a combattere sempre per ciò che le sta a cuore. Alla fine, viene alla luce il motivo della loro reciproca antipatia e, anche se non vi dirò qual è, ha dell'incredibile.

Ho apprezzato davvero questo libro, che nella sua semplicità mi ha regalato tanto: prima di tutto, che se ci aspettiamo sempre il peggio dalle persone non riusciremo a vederne il meglio e, poi, che a volte l'orgoglio va messo da parte ed è bene chiedere scusa per primi.
Lo stile dell'autrice è lineare ed efficace, i personaggi sono descritti con bravura e sono così realistici che mi sembra proprio di averli incontrati di persona. Non mancano scene divertenti e imbarazzanti che lo rendono ancora più gradevole nella lettura. 
Se sentite il desiderio di un libro poco impegnativo, con dialoghi coinvolgenti, che vi facciano ridere, questa è la storia che fa per voi.


Voto: 7 e 1/2

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